Dal Presidente dell'Associazione Amici del Teatro ISS Cremona
Ho ancora nelle sinapsi del mio cervello (sarei molto più efficace se scrivessi “ho ancora nel cuore”, ma la mia Vice usa dire che un cuore io non l’ho…) beh, comunque, ho ancora dentro di me le immagini, i suoni le emozioni dell’ultima replica di “Ulysses” di Joyce che i nostri ragazzi hanno portato in scena per nove sere.
Nove rappresentazioni, e io ho avuto il privilegio di assistere a tutte, e ogni volta, alla fine, la stessa urgenza di manifestare ammirazione, gratitudine, esaltazione e commozione per quei ragazzi. Ogni volta la stessa sensazione di inadeguatezza, perché un applauso per quanto lungo e un “bravi!” per quanto urlato non è abbastanza, non è sufficiente a restituire quanto loro ti hanno regalato. Alla fine, io credo, tutti noi spettatori avremmo voluto unirci a loro in quel crescendo meraviglioso, corale, coinvolgente. In quei “Sì” che arrivano prima lontani, poi sempre più vicini, sempre più penetranti, che concludono un viaggio che Molly fa nell’indietro di sé. Non sono “sì” banali, buttati lì. Sono “sì” che hanno il carattere di assoluzione universale, lo stesso del quarto atto de “Le nozze di Figaro” in cui sessanta secondi di musica ispirata dagli dèi riconciliano l’umanità intera con se stessa. E quanto bravi siano stati i ragazzi e quanto lavoro del Professor Maravigna e dei suoi collaboratori vi sia dietro la realizzazione di questo straordinario spettacolo si può riassumere nella capacità di aver portato noi spettatori, dopo tre ore di spettacolo, quando le luci si spengono, a dire “Ancora!”. Dopo tre ore. Dopo nove volte. “Sì! Ancora!”. Sì.
Perché il teatro è maledetto. Recitare è una maledizione. E’ strapparsi via da sé, entrare in un’altra dimensione, fare e dire cose che nella vita mai pensi che potresti o vorresti fare, foss’anche soltanto cantare se di solito ti sei sempre vergognato di cantare anche da solo, sotto la doccia. E questo strapparsi via da sé, questo superare barriere mentali, questo fare e dire cose di cui normalmente ti vergogneresti, devi farlo davanti a cento persone, cento estranei ogni sera. Qui sta la grande forza, il grande insegnamento, quello per cui è così importante che si faccia teatro nelle scuole. Se un ragazzo si mette in gioco, si priva delle sue qualità estetiche, caratteriali per assumere quelle di qualcun altro, se lavora duro in gruppo e per mesi, se dietro le quinte lo vedi fare il tifo per chi sta in scena, predisporre tutto il possibile con un lavoro oscuro ma prezioso affichè lo spettacolo, il lavoro comune, di tutti non subisca intoppi, perché sia garantito che un altro collega prenda l’applauso che merita allora la scuola che ha promosso e sostenuto tutto questo ha fatto quello per cui esiste. Sì.
Perché la scuola non è incastrare nozioni nelle teste degli alunni, non è esaminarli e giudicarli. Non solo. Non può e non deve essere solo questo. La scuola deve educare nel senso più ampio del termine e i diversi Presidi che si sono succeduti negli ultimi anni, e in particolare (perché ne ho avuto testimonianza diretta) la Professoressa Baggio, questo senso ampio dell’educazione che la scuola deve impartire lo hanno avuto ben presente e fatto proprio. Cosa che ha permesso al Laboratorio Teatrale del Professor Maravigna di continuare a esistere e produrre lavori meravigliosi nonostante le immancabili “forze contrarie” che purtroppo esistono ma, per non cadere in polemica, eviterò di commentare qui.
Venticinque anni di lavori meravigliosi. Come questo “Ulysses”. Quando, la scorsa estate, ho saputo che avremmo (massì, mi ci metto anch’io! Anche se, insieme all’Associazione Amici del Teatro, non ho avuto che un ruolo marginale), quindi che avremmo messo in scena “Ulysses” di Joyce ho detto: “Non possibile”. Mi sono letto il libro, un libro che tocca le vette tra le più alte della letteratura di ogni tempo, un libro impegnativo, poco o pochissimo letto. Un libro zeppo di umanità, della nostra umanità. Mi sono letto il libro e ho confermato: “Non è possibile”. Poi il Professor Maravigna mi ha detto che avrebbe voluto fare uno spettacolo itinerante e ho pensato: “Non possibile”. E invece, il Prof. Maravigna e chi ha lavorato con lui hanno compiuto il miracolo! Grande cultura, grande esperienza, grande capacità visionaria, grande capacità organizzativa, grande fiducia in chi poi avrebbe dovuto realizzare il tutto, hanno permesso a più di 800 persone di assistere a qualcosa di unico e bellissimo. Sì.
Perché il teatro è meraviglioso. Ognuno nella stessa opera vede quello che vuol vedere, quello che può. Leggo nel bellissimo libretto dell'Ulysses che Molly è una donna libera, precorritrice dell'apertura mentale e dell’emancipazione dei nostri tempi. Mah! Senz'altro le affinità con la donna dei nostri tempi non mancano. Molly a me arriva come una donna sconfitta, schiacciata dalla sua leggerezza e ignoranza, appagata dalla sua presunta bellezza, apparentemente in pieno controllo sul mondo maschile e su quello che la circonda. In realtà la sua vita è un fallimento, un matrimonio distrutto da un figlio mancato, un marito che la tradisce, un amante che già l'annoia, una figlia quindicenne con cui è già in competizione, e la vecchiaia e la fine della bellezza esteriore e la fine della sua utilità al mondo ormai dietro l'angolo . E quando le prospettive future si chiudono i ricordi diventano dolci, indispensabili. E ricordare quei "sì" pronunciati allora, è l'unico modo per riacquistare innocenza, felicità, salvezza. Tutto questo per dire che, magari il messaggio sbagliato, visto che chi ne sa più di me considera Molly una donna libera, ma un messaggio è arrivato. Non sono uscito con niente in mano, nessuno di noi è uscito con niente in mano come troppo spesso accade dopo spettacoli di alto lignaggio. Così come non mi lascerà presto l'angoscia derivata dal senso di colpa che Leopold esteriorizza nella visione del padre. Quali danni da genitori, ammantati della immancabile "buona fede", del canonico "per il loro bene", riusciamo a causare alle vite dei nostri figli. Se uno spettacolo ti lascia qualcosa, anche fossero ferite, vuol dire che chi ci ha lavorato lo ha fatto bene, con passione. Il lavoro, lungo, ambizioso che ha portato a compimento “Ulysses” è stato portato avanti da ragazzi dell'IIS Cremona, che significa Liceo e ITE, Zappa e Cremona.
Qualcuno ha capito chi tra i tecnici, sul palco, alla drammaturgia fosse studente del Liceo o dell'ITE? Quante idiozie ho sentito in questi anni sulle presunte differenze nella predisposizione al teatro tra studenti di uno o dell'altro palazzo. Come per i ragazzi stranieri che alcuni considererebbero un ostacolo, un impaccio. Roba da matti! Chi, con me ha seguito gli ultimi tre anni del teatro di Maravigna non può che confermare quanto i ragazzi stranieri siano stati un valore aggiunto, altro che impaccio! Dovendo combattere con la pronuncia, hanno dato dimostrazione di impegno e professionalità non comuni e sono stati un esempio per tutti gli altri, oltre ad avere arricchito notevolmente con sfumature diverse, altrimenti impossibili, la messa in scena.
Per tutto questo, per quello che ai nostri ragazzi questo laboratorio teatrale regala io non smetterò di insistere: fate che i vostri figli continuino se hanno già partecipato. Fate che i vostri figli partecipino, se non lo hanno ancora fatto.
Basta! Sì. Chiudo. Troppo lungo. Questo doveva essere semplicemente un documento di commiato dall'Associazione e di ringraziamento al Professor Maravigna. Vorrei ringraziare un sacco di gente che si è data da fare e che molto ha contribuito alle fortune del Laboratorio ma dimenticherei sicuramente qualcuno e sarebbe imperdonabile. Una sola menzione me la concedo. Con la mia Vice, Paola Serra, credo di non essere d'accordo praticamente mai su niente se non su alcuni principi fondamentali, tipo la necessità del rispetto reciproco. Ecco, in un mondo di ipocrisie, di sorrisi di circostanza, di finzione, di maschere, di opportunismi, una persona che ti dice apertamente, argomentando, che non è d'accordo, che hai torto, è oltremodo preziosa. Sì. Anche quando (quasi sempre) resto convinto che in torto sia lei!
Evviva dunque il Laboratorio Teatrale di Maurizio Maravigna!
Sì! Viva!
Alessio Di Betto
(tra breve, ex) Presidente dell'Associazione Amici del Teatro IIS Cremona